Com'è difficile lasciar partire Tugba.....

Tugba Hezer, ha 27 anni ed è la più giovane deputata del Parlamento turco, eletta nelle liste dell' HDP (il Partito Democratico dei Popoli) nel settembre del 2015.

Da  mesi è al centro di violenti attacchi da parte del partito di governo di Erdogan, l'AKP,  che l'accusa di essere una terrorista.                                                

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 Così è stata interpretata la sua partecipazione alle esequie dell'autore dell'attentato di Ankara del febbraio scorso contro un pulmann di  militari turchi (26 nilitari e 2 civili uccisi, molti i feriti).  L'attentato fu poi rivendicato dal Tak (i Falchi del Kurdistan) una formazione staccatasi da anni dal PKK .  La   famiglia è di Van, dove Tugba è stata eletta, e per Tugba è stato naturale unirsi al dolore della famiglia per la perdita del figlio.   Forse si può valutare il suo gesto "politicamente inopportuno" ma per questo NON si può chiedere la sua condanna come se avesse compiuto un atto terroristico.

Nell'ultimo mese anche gli ultimi veli che davano una parvenza di democrazia al regime turco sono caduti:

dopo le stragi e le distruzioni nel Bakur, il kurdistan turco nella zona a sud-ovest del paese, gli attacchi contro magistrati e accademici che protestavano contro gli attacchi contro i civili kurdi, gli arresti e le intimidazioni contro i giornalisti che svelavano gli scandali finanziari del clan Erdogan e i suoi stretti contatti con l'ISIS ora si colpiscono direttamente i rappresentanti eletti dal popolo.

Con la legge che cancella l'immunità parlamentare oltre 100 parlamentari di opposizione finiranno davanti alla magistratura ordinaria.   Ben 55 su 58 deputati dell'HDP saranno oggetto di procedimenti giudiziari, quasi tutti con l'accusa di terrorismo e richiesta di ergastolo.  La legge anti terrorismo in Turchia è un'arma micidiale per colpire qualsiasi opposizione e così è sempre stata usata.

La "ciliegina" però è stata una nuova legge che concede l'immunità ai militari ed ai civili impegnati in azioni di "controterrorismo". Immunità retroattiva tanto per non farsi mancare nulla.

In questo modo i crimini compiuti in questi mesi contro i civili kurdi (oltre un migliaio di vittime tra cui anziani, donne e bambini) saranno cancellati.

Erdogan vuole completare l'opera con la riforma di stampo presidenziale della costituzione turca per tornare, anche formalmente, l'unico "uomo al comando".

Tugba era in Europa al momento dell'abolizione dell'immunità parlamentare e in questa settimana ha avuto molti incontri pubblic e istituzionali in Toscana, Liguria e Piemonte.

Durante l'incontro a Genova presso il circolo di Rifondazione Comunista "Bianchini" ha parlato a lungo della situazione in Turchia e di quanto sia grave il silenzio dell'Europa di fronte alla gravità dei crimini che si commettono contro la popolazione civile.  Silenzio che sconfina nella partecipazione attiva a tali crimini quando si continuano a vendere armi, a firmare trattati infami come quello per fermare l'afflusso dei profughi in fuga verso l'Europa dietro pagamento di 6 miliardi di euro alla Turchia,  fondi che serviranno a finanziare la repressione e il progetto di pulizia etnica nei confronti delle minoranza, prima fra tutte quella kurda. Senza contare che molti di quei profughi sono causati dall'ISIS a cui la Turchia ha fornito armi, finanziamenti, ospedali e assistenza logistica.

Alla fine dell'incontro abbiamo ricordato che 17 anni fa, il Governo italiano (presidente D'Alema)   si era macchiato di un comportamento infame non accogliendo la richiesta di asilo

di Abdullah Oçalan che rischiava in patria la pena di morte.  Le pressioni olitiche furono tali che Oçalan preferì partire per essere poi catturato dai servizi segreti turchi in Kenia. 

 Abbiamo espresso a Tugba la nostra grande preoccupazione per il suo eventuale ritorno in Turchia e per il rischio di un suo arresto.   Le abbiamo chiesto di non tornare in patria pur sapendo che sarebbe stata una scelta difficile per lei.   Le abbiamo promesso che qualsiasi sarà la sua scelta noi saremo sempre al suo fianco.

La sua risposta è stata senza esitazioni:  noi siamo stati eletti dal nostro popolo e dobbiamo rispettare il loro mandato.  La nostra è una scelta di democrazie e la nostra intenzione è portare avanti i nostri valori democraticamente nelle istituzioni. Il partito HDP non riconosce la legittimità delle accuse e i suoi deputati non si presenteranno nei tribunali non rispondendo alle convocazioni dei giudici.  Se vogliono processarci che vengano pure ad arrestarti.   Siamo pronti a portare avanti i nostri ideali  dal carcere se sarà necessario.

"Io ritornerò in Turchia e affronterò quanto mi aspetta. Solo nel caso in cui il mio partito mi chieda di restare all'estero per continuare la lotta politica potrò valutare questa opzione.

Il carcere per chi è curdo in Turchia non è un rischio, è quasi una certezza. Soprattutto se ci si impegna politicamente".

Una bella lezione, soprattutto pensando ai nostri politici........

 

 

 

 

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